Chianti insolito: visita al Parco delle Sculture con bambini

Complice una splendida giornata di sole settembrino, siamo andati a gironzolare nel fantastico Chianti che per fortuna abbiamo a due passi da casa. Questa volta abbiamo portato i bambini a vedere le “sculture giganti” di cui abbiamo tanto sentito parlare ma che non abbiamo mai visto.

Dove siamo andati?

Siamo andati nel piccolo borgo di Pievasciata, a circa 10 km da Siena.

 

Che cosa abbiamo visto?

Immerso tra vigneti pieni di grappoli di uva nera e tra colline mozzafiato, abbiamo visitato Pievasciata, borgo d’arte contemporanea, chiamato così grazie all’installazione di 9 sculture d’arte lungo la strada. Ci siamo innamorati degli “Struzzi Metropolitani”, un uomo e una donna alti quasi 6 metri che immergono la faccia tra i rami dei cipressi. Abbiamo poi trovato due peperoni giganti, un enorme geco sul muro di una casa e un fucile che non spara. Lungo la strada abbiamo incontrato anche due cabine telefoniche originali inglesi con dentro due manichini vintage, un uomo e una donna, che si telefonano invece di aprire le porte e parlarsi. Il nome di quest’opera di Piero Giadrossi è “incomunicabilità”. Ci è piaciuto andare alla scoperta di queste strane opere in mezzo al borgo o lungo la strada.

 

Che cosa abbiamo fatto?

Dopo essersi riempiti gli occhi di bellezza, siamo così andati al Parco delle Sculture del Chianti, sempre a Pievasciata. Si tratta di un bosco di 7 ettari di proprietà della famiglia Giadrossi che ha voluto rappresentare la perfetta integrazione tra arte e natura. In questo parco ci sono opere di artisti di tutto il mondo, chiamati qui a realizzare la loro creazione. Prima gli artisti sono stati invitati a vedere il bosco, poi hanno scelto il posto, dove realizzare l’opera. Ecco che il parco ha assunto subito un carattere d’internazionalità per gli scultori provenienti da venti differenti nazioni e di originalità dovuta alla grande varietà dei materiali usati.

All’entrata del parco si scarica gratuitamente un’utilissima App (ChiantiPark) che funge poi da audioguida durante tutto il percorso, con la spiegazione delle singole opere. S’inizia con “la casa nel bosco”, l’opera posta all’ingresso del parco che rappresenta una serie di persone in fila per pagare il biglietto di entrata. Si prosegue con un bell’anfiteatro creato sfruttando la pendenza del terreno con signori seduti sui gradoni.

Ci sono anche personaggi famosi: Hitchock, Chaplin e Fellini. Sopra l’anfiteatro ci sono anche mucche colorate (“Milk Factory”) realizzate in fibra naturale. I bambini camminavano ansiosi sul vialetto per vedere l’opera successiva e provare a indovinare il significato. Abbiamo visto due rocce nere in bronzo chiamate “Island”, (prima scultura posta nel parco), il “Blue Bridge” (esposto alla biennale di Venezia nel 2001), “Energy”, il cipresso di vetro che cambia colore e vuole sprigionare energia dal suolo al cielo, “Balance”, la coda di balena realizzata in granito e vetro. Lo scultore tedesco Spath scelse quella posizione del parco per far passare la luce del sole attraverso il vetro dell’opera. Poi abbiamo visto la “pietra sospesa” in mezzo a due colonne di cemento, che sembrano due braccia per reggere la pietra di travertino.

 

Le opere che ci sono piaciute di più sono state l’Arcobaleno con i vetri colorati (“Rainbow Crash” dell’italiana Federica Marangoni). Si tratta di un arcobaleno spezzato per indicare la fragilità della natura. Ci è piaciuta anche la Falling Leaf” dell’egiziana Yasmina Heidar, la foglia realizzata con 500 kg di vetro per indicare la leggerezza di una foglia di quercia che cade verso terra. Ci siamo entusiasmati anche davanti a “The Keel”, la chiglia della nave arenata nel bosco. In realtà a noi sembravano ossa di dinosauro. Sono, infatti, 27 pezzi di pietra per 11 tonnellate di peso che sono stati messi insieme nel parco. Ai bambini è piaciuta molto la scultura “Labirinth” realizzata in vetro mattoni ottagonale dove loro si sono persi e rincorsi. Da sempre il labirinto rappresenta la ricerca di se stessi e per questo al centro è stata posta una panchina con uno specchio.

Quanto abbiamo speso?

Il biglietto d’ingresso costa 10 euro ad adulto e 5 euro i bambini fino a 16 anni. Il parcheggio è gratuito. Le sculture lungo la strada per Pievasciata sono liberamente visitabili.

Dove abbiamo mangiato?

All’Osteria Cacio e Pepe di Vagliagli dove si mangia un ottimo menù toscano (Località Lodoline del Chianti – Vagliagli (SI) Tel. 0577.1652898). E’ adatta ai bambini perché c’è abbastanza spazio da giocare in attesa delle varie pietanze. I tavoli all’esterno sono molto gradevoli in mezzo al fresco e l’ombra di un boschetto piacevole.

Perché visitarlo con i bambini?

Il parco è adatto ai bambini perché liberano la fantasia all’aria aperta. Vedere così tante opere d’arte tutte insieme può sembrare noioso. Ma non si tratta di quadri appesi a una parete bianca, dove, se non si è degli appassionati, dopo un po’ diventa stancante. Qui invece diventa quasi una ricerca continua della prossima opera nel bosco. I bambini correvano per vedere quale fosse la scultura successiva e il nome dell’opera. Complice la location molto suggestiva (il sentiero in mezzo al bosco) credo che sia un’idea geniale dare la possibilità ad artisti di tutto il mondo di esprimere la loro fantasia e renderla concreta qui.

Con i bambini abbiamo fatto il gioco di indovinare il nome dell’opera e il suo significato. Ad esempio, quando ci siamo trovati davanti alla chiglia della nave, i bambini hanno esclamato: “Mamma, ci sono le ossa del dinosauro! “.

E’ stato carino osservare tutti insieme sculture così strane e piene di significato realizzate da giovani artisti che hanno scelto questo splendido posto per liberare la loro fantasia.

Consiglio di visitare questo originale parco immerso in un territorio splendido.

Avete mai visitato luoghi con espressioni artistiche immerse nella natura? Scrivetelo nei commenti.

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A presto,

Francesca

 

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“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.” (Pablo Picasso)

Maremma con bambini: Necropoli di Sovana

Che belle le tombe rupestri in mezzo al bosco? Le avete mai viste?

Per vederle dal vivo questa volta siamo andati a curiosare in Maremma, a Sovana in provincia di Grosseto. Decidiamo che anche i boys debbano vedere questo piccolo angolo di Toscana un po’ fuori dai soliti itinerari. Abbiamo allora spiegato ai ragazzi che il tufo sarebbe stato il protagonista del nostro itinerario e avremmo visto colombari, insediamenti dell’uomo del passato, necropoli e perfino strade, tutte scavate nel tufo.

Ci siamo concentrati sulla necropoli etrusca di Sovana del Parco archeologico “Città del Tufo”. Ormai sapete che siamo amanti della civiltà etrusca. Anche Sovana era un importante centro Etrusco all’interno di una grande area del Tufo dove sono state costruite tombe di vario tipo: a camera, a tempio, a edicola, a timpano.

Dopo una piccola salita, l’occhio è cascato sulla Tomba Ildebranda (fine III sec.a.C.).  Completamente ricavata nella roccia, ha il prospetto di un tempio, con un porticato di sei colonne impostato su un podio e con due scalinate ai lati: dal lungo corridoio centrale in discesa si accede alla camera funeraria dove siamo andati a curiosare.  Nei pressi è il Cavone, sulle cui pareti sono visibili delle tombe a camera sezionate dai diversi interventi.

Maremma con bambini: la Necropoli di Sovana

Da vedere anche la Tomba dei Demoni Alati improntata al viaggio del defunto verso l’oltretomba. Scavata interamente nel tufo, la tomba si presenta come un unico blocco e i demoni alati sembrano ancora vegliare sul defunto, la cui statua è ancora decorata.

Curiosità: pare che fossero stati gli archeologi a chiamarla così in onore di Ildebrando di Sovana.

E’ emozionante pensare a come gli antichi Etruschi siano riusciti a scolpire il tufo e realizzare queste opere ancora visibili dopo cosi tanti anni.

Ripercorrere in silenzio il parco lasciandosi trasportare dalle sensazioni è stata la migliore guida per questa visita. Siamo stati investiti da una grande ammirazione e stupore per queste tombe monumentali e per la sapiente maestria di chi le ha ideate e costruite.

Cosa ci è piaciuto:

LE VIE CAVE. Entrati dentro abbiamo fatto un tuffo nel passato in un luogo immerso nella natura e nell’assoluta tranquillità. Che meraviglia!

I bambini non credevano di poter camminare in stradine alte 20 metri.

Maremma con bambini: le vie cave

Le Vie Cave sono strade scavate nel tufo dagli antichi Etruschi. Ma a cosa servivano questi percorsi ciclopici nella natura incontaminata piene di mistero?

Profonde fino a 20 metri e larghe fino a 3, pare che fossero delle strade sacre che collegavano le necropoli con altri siti etruschi. Oppure questi corridoi megalitici servivano per spostare il bestiame oppure a scopi difensivi.

La passeggiata al loro interno è stata un’esperienza unica: queste strade profondamente incise nel tufo, circondate da pareti che, sovrastate da alberi secolari, danno l’immediata sensazione di trovarsi in un luogo fuori dal tempo.

Queste vie sono un capolavoro di fascino e mistero.

Cosa non ci è piaciuto:

La necropoli è troppo trascurata. La vegetazione sta pian piano ricoprendo tutte le tombe ed è un vero peccato. Trovo anche che questo parco archeologico sia poco pubblicizzato.

Consiglio una visita a tutti. Se volete fare un tuffo nel passato e nel mistero dovete venire qui. E visto che siete in Maremma, potreste fare un salto alle terme di Sorano per un pò di relax.

Avete mai visto altre necropoli avvolte dal mistero?

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A presto,

Francesca

 

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l viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma  (Bruce Chatwin)

A spasso tra la lavanda in fiore

Volete venire con me a curiosare tra i campi di lavanda? No, non dobbiamo andare in Provenza, ma nella mia Toscana in provincia di Pisa.

Il posto più noto è la 𝐕𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐏𝐫𝐨𝐟𝐮𝐦𝐢 𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐋𝐮𝐜𝐞 in provincia di Pisa, dove si é creato un vero distretto di imprenditori agricoli che hanno inventato molte iniziative, come visite guidate, workshop sull’uso degli oli essenziali, soggiorni in strutture ricettive bio, percorsi panoramici a piedi e in bicicletta e osservazione dei meccanismi di distillazione degli oli essenziali.

Nel periodo dalla metà di giugno alla metà del mese di luglio, è possibile andare a spasso tra i campi di lavanda, vedere le coltivazioni in fiore, partecipare a laboratori esperienziali per il benessere e far divertire i vostri bambini.

A Pieve Santa Luce, in provincia di Pisa, si svolge il Lavanda festival, con artisti di strada, laboratori per bambini e degustazione dei prodotti a base di lavanda.

A spasso tra lavanda

Ma come ho scoperto tutto questo? Sapete quanto mi piace la lavanda! L’anno scorso sono andata a fotografarla a Tuscania e tutto quel viola mi aveva affascinato. Così ho approfittato di una presentazione presso l’azienda Flora e mi sono tuffata di nuovo nelle coltivazioni di lavanda in fiore. Quest’azienda produce e commercializza quotidianamente prodotti aromaterapici. Quando si entra qui dentro, il nostro olfatto è investito da una serie di profumi e
aromi da metterti subito di buon umore! In quest’occasione, Valentina, impiegata presso l’azienda Flora, ci ha offerto una dettagliata spiegazione sugli oli essenziali gustando una colazione aromatizzata. Completamente immersa in quel meraviglioso profumo di aromi di ogni genere ho potuto approfondire tutte le loro proprietà e i diversi usi: uso cosmetico, uso interno e per l’ambiente.

Adoro tutto ciò che è green che è bio e che fa bene. Qui ho scoperto che posso utilizzare la lavanda anche con i bambini.

  • La lavanda è conosciuta per le sue proprietà calmanti e il suo olio può essere utilizzato per facilitare il sonno dei bambini.
  • Possiamo impiegarla anche per il bucato. L’olio essenziale di questo fiorellino viola aggiunto al sapone di Marsiglia può essere sciolto in lavatrice e regalare un bel profumino ai nostri vestiti.
  • La lavanda ha anche proprietà antibatteriche e antisettiche e può essere utilizzata per la pulizia della camera dei nostri bambini.
  • Durante l’inverno la lavanda può essere messa nei caloriferi per purificare l’aria in caso di raffreddori o malattie infettive.

Gli utilizzi della lavanda e delle altre piante sono molteplici e in Flora ci aspettano esperti per fornirci tutte le indicazioni e le istruzioni per l’uso in maniera professionale ed esaustiva. Ovviamente dobbiamo seguire raccomandazioni e attenersi alle indicazioni sulla diluizione. Ricordiamoci inoltre che gli oli essenziali devono essere di ottima qualità con la certificazione della distillazione e non utilizzarli mai a contatto diretto con la pelle.

Per non farmi mancare nulla ho anche mangiato la panna cotta alla lavanda. Strepitosa!

In mezzo a tutti quei prodotti per la bellezza, mi sono fatta rapire dal Mosqueta, un olio vegetale di rosa per il contorno occhi. Lo sto utilizzando da un paio di settimane e mi sembra che la pelle sia più elastica. Se poi fa scomparire anche le piccole rughe che si stanno formando sul mio viso ultraquarantenne, allora è una bomba!!!

E voi cosa aspettate? Avete mai passeggiato lungo le coltivazioni di lavanda? Avete mai assistito alla distillazione della lavanda per ottenere l’olio essenziale?

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A presto,

Francesca

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“Mi sembra che tutti noi guardiamo troppo alla Natura e viviamo troppo poco con essa.” Oscar Wilde

Giardino della Villa Medicea di Castello: 6 curiosità da sapere

Avete voglia di scoprire con noi uno dei giardini più belli d’Europa?

Oggi vi portiamo al Giardino della Villa Medicea di Castello nei pressi di Firenze e qui ci sono le curiosità che abbiamo scoperto nel corso della visita guidata:

 1. è uno dei giardini più belli d’Europa

Fu creato, nella prima metà del ‘500 per volontà di Cosimo I e rappresenta uno dei primi esempi di giardino all’italiana. Posto verso la facciata tergale su tre terrazze degradanti, il giardino è caratterizzato da un disegno con 16 aiuole quadrate, al cui centro si trova una bella vasca su gradini.

Ai boys sono piaciute tutte le statue e la grande Fontana di Ercole e Anteo al centro, che all’epoca dovevano rappresentare il potere mediceo. Si sono sbizzarriti a scattare foto più svariate (al momento siamo appassionati del programma Master of Photography) utilizzando le statue più buffe con le angolature più strane.

Villa medicea di Castello (FI)

2. ha una vasta collezione di agrumi

Un’altra curiosità del giardino della Villa medicea di Castello è l’eccezionale collezione di agrumi, costituita da circa cinquecento piante d’importanza storico-botanica unica al mondo discendenti dalle antiche varietà medicee con esemplari di oltre trecento anni di vita. Le piante sono rigorosamente curate secondo le antiche tecniche di coltivazione, esposte all’aperto da aprile a ottobre e ricoverate nel periodo invernale nelle due storiche limonaie.

Oltre a queste preziose piante, nelle aiuole, ricostruite sugli schemi dell’epoca, si coltiva una varietà infinita di aromatiche ed erbacee perenni: collezioni di timo, lavanda, salvia, menta, artemisia, aglio, oltre a molte piante tipiche delle tradizioni antiche, come la saponaria e l’erba della Madonna, curativa per ferite e scottature. Nella piccola fontana, all’ingresso, spiccano le ninfee; tra le piante da fiore, molte rose classiche e inglesi, oltre a varietà antiche, come la rosa alba e la damascena.

Noi non sappiamo riconoscere neppure una pianta. Per noi sono tutte belle, colorate e ordinate!

Curiosità: durante la seconda guerra mondiale le limonaie servirono come rifugio dai bombardamenti.

Consiglio: Se riuscite a venire nel periodo compreso fra metà febbraio e metà aprile, si può assistere a un vero spettacolo della natura: narcisi, anemoni, fritillarie, muscari, iris nani, tulipani, crochi esplodono in mille colori e forme diverse, donando delicate emozioni!

3. ha un giardino aromatico

Un altro angolo restituito a nuova vita, è uno dei due giardini segreti, precisamente quello seicentesco, voluto da Cosimo III, grande appassionato di botanica. Questo giardino delle erbe officinali è un vero gioiello con la Stufa dei mugherini, che accoglie il raro gelsomino doppio indiano di Goa detto “mugherino”, che dà il nome alla serra del cosiddetto “ortaccio” o Giardino segreto.

4. c’è una grotta degli animali

La curiosità della Villa medicea di Castello che è piaciuta più ai bambini è stata proprio la grotta degli animali.Eravamo curiosi di vedere quali animali ci fossero. La grotta è splendida: costituita da due camere dove sono presenti tre bellissime vasche: una in marmo bianco, una in marmo rosso e l’ultima di marmo bianco con conchiglie scolpite, tutte arricchite da statue di animali e pesci di grande fascino. Giraffe, leoni, lupi, pecore, cerbiatti sono facilmente riconoscibili tra le statue che popolano la grotta.

Spettacolari giochi d’acqua sono creati da una serie di zampilli posti sul pavimento della grotta, alimentati da un complesso sistema idraulico. Presenta due stanze dalle pareti ricche di mosaici policromi, aggregazioni calcaree e conchiglie.

 

5. Botticelli dipinse qui

Pare che nella Villa medicea di Castello, Botticelli dipinse “La Primavera” e “La nascita di Venere”, testimonianza della sua ispirazione e del suo amore per i fiori e i giardini della Toscana, Analizzando, infatti, questi famosi dipinti, sono riusciti a identificare le specie di fiori presenti proprio nei prati di questa villa medicea. Incredibile!

6. c’è la fontana del Gennaio

L’ultima curiosità sulla Villa medicea di Castello riguarda la parte superiore del giardino, dove incontriamo un ampio bosco all’interno del quale è stato collocato il bacino della Fontana del Gennaio o dell’Appennino di Bartolomeo Ammannati. Il nome deriva dalla statua al centro di questo laghetto che è di una bellezza inquietante, rappresentando un vecchio che tenta di ripararsi dal freddo con le braccia.

Ci ha fatto tenerezza vedere questo gigante di bronzo rannicchiato su uno scoglio, con gli occhi smarriti nel vuoto, che sembra essersi perso in un fitto bosco di querce e lecci e che tenta di proteggersi, tentando invano di trovare riparo e calore fra le proprie braccia. Avevamo voglia di coprirlo con una coperta! Nella fontana ci sono anche tanti pesci rossi che i boys si siamo divertiti a contare.

Fontana del Gennaio

Curiosità: se vi è piaciuto questo gigante, dovete per forza andare a vedere il Colosso dell’Appennino, alto 14 metri e con la parte bassa occupata da una grotta. Si trova nel parco della Villa Medicea di Pratolino.

Il giardino di Castello è un museo a cielo aperto, dove rigenerare mente e corpo nella pace e nel silenzio di un luogo splendido. Assolutamente da visitare!

E voi avete visitato altre ville medicee con giardini fantastici?

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A presto,

Francesca

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Davanti a un prato apriti alla chiarezza, abbraccia la semplicità, cancella l’egoismo. Vedi tutto come se fosse il seme di qualcosa. (Fabrizio Caramagna)

Al Mulino Bianco con i bambini

Se anche voi come me eravate innamorati di tutte le sorprese nelle merendine del Mulino Bianco negli anni 80 e 90 dovete per forza venire con me all’agriturismo che divenne il famoso Mulino Bianco dal 1990 al  1995.

Se anche voi come me avete vissuto il tormentone: “ Se ho un desiderio? Mi piacerebbe vivere in una casa nel verde” ripetuto nel famoso spot della Barilla, prima dal babbo che faceva il giornalista, dai bambini Andrea e Linda, poi dal nonno che non riusciva ad attraversare la strada per il traffico e infine dalla mamma che faceva l’insegnante, dovete assolutamente continuare a leggere.

Il casolare che divenne il Mulino Bianco si trova in Toscana ed io ho voluto portare i miei bambini. Si trova in provincia di Siena nel comune di Chiusdino e oggi si chiama Mulino delle Pile, un edificio costruito nei primi anni del 1200 per la macinatura del grano e la sodatura dei panni (una sorta d’infeltrimento che dava alle stoffe maggiore consistenza) e che deriva il suo nome da recipienti di pietra, denominati “pile”.

Mulino Bianco a Chiusdino (SI)

Che bello arrivare lì. I boys non potevano capire!

Cosa ne sanno loro del tegolino, delle gommine che riproducevano merendine in miniatura, della radio sveglia, del fornetto scaldabriosche e di tutte le altre sorpresine con il logo del Mulino? Che nostalgia!

Appena si arriva all’Agriturismo, pensiamo subito: è davvero il Mulino Bianco! Quello dove il mattino si riuniva tutta la famiglia felice per fare colazione insieme con tante cose buone e genuine.

Siamo riusciti a visitarlo anche dentro. Il mulino è bellissimo e tenuto veramente bene, grazie alle opere di restauro realizzate con i proventi del fortunato spot. La torre è antichissima ed è una meraviglia. Ci ha sicuramente colpito la stanzetta, dove Tornatore girò la prima pubblicità. La proprietaria ci ha spiegato che la Barilla aveva l’esigenza di trovare un mulino vero per il marchio del Mulino Bianco inventato nel 1977.

Fu così trovato quel casolare in mezzo al verde che era in pessime condizioni, non era bianco e non aveva la ruota. Fu allora ricoperto di cartongesso per farlo diventare bianco. E dal 1990 al 1995 è diventato il Mulino Bianco con la famiglia felice a mangiare tutte le prelibatezze.

Dal 2000 è diventato un Agriturismo e noi siamo venuti a pernottare per vedere quei bellissimi prati verdi che spaziano per 12 ettari, le anatre che gironzolano intorno all’edificio (come all’inizio del famoso spot!) e il fiume che percorre tutto l’agriturismo. L’attrazione principale è la grande ruota che gira ancora, con tutte le papere che nuotano sotto. C’è anche una piscina molto carina, dove poter fare il bagno e rinfrescarsi.

Venire qua è veramente un ritorno alla natura. Abbiamo staccato dal mondo esterno per rilassarsi e per respirare un po’ quel messaggio rassicurante che la Barilla aveva voluto trasmetter negli anni ’90 usando quella campagna, tutto quel verde, il mangiar sano, la famiglia unita e felice e il mulino bianco e candido.

Aggiornamento 2021: l’ex Mulino Bianco non è più un agriturismo. Il casolare è in vendita

E voi avete visitato posti che sono stati set di film o spot? Fatemi sapere perchè sono curiosa!

A presto,

Francesca

 

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E’ ben difficile, in geografia come in morale, capire il mondo senza uscire di casa propria.

(Voltaire)

 

Tutti in miniera! Al parco di S. Silvestro con bambini

Il Parco archeominerario di S. Silvestro a Campiglia Marittima, in provincia di Livorno, è stato per la nostra famiglia una grande sorpresa. All’interno della Val di Cornia questo parco si estende per 450 ettari e racconta la storia della miniera e la vita dei minatori.

Capitati lì per caso, ci è piaciuto tantissimo!

Noi abbiamo scelto la visita completa: visita del museo, visita della Miniera del Temperino e il percorso del trenino fino alla Valle Lanzi.

Curiosità: con l’acquisto di un biglietto famiglia si ottiene la ParcheoCard che dà diritto al 50% di sconto sull’acquisto di un biglietto famiglia per altri parchi della Val di Cornia, senza limiti di tempo (Parco di Baratti e Populonia e Museo archeologico di Populonia).

Una guida molto cortese e preparata ci ha fatto indossare il casco di protezione e una volta coperti per bene (la temperatura non supera i 14°. Tanto freddo!) siamo entrati nella montagna.

I boys erano eccitati di indossare l’elmetto come dei veri minatori.

La visita alla Miniera del Temperino si snoda in un percorso sotterraneo di 360 metri e permette la scoperta dei luoghi di escavazione del periodo etrusco e moderno. Dentro la galleria abbiamo ammirato i pozzi di origine etrusca e tutte le varie tipologie di scavo che hanno interessato l’area.

Abbiamo visto molte formazioni rocciose tra cui quella azzurra di crisocolla (da non toccare, mi raccomando), tanti minerali e dopo circa 30 minuti siamo usciti dalla montagna.

Ci siamo avviati verso la stazione del trenino, passando davanti alle macchine minerarie che erano usate in passato e davanti all’ascensore Earle che serviva per portare i carrelli su e giù dai sei livelli della Miniera.

Pochissimo più avanti ci sono il magazzino/spogliatoio dei minatori, dove è proiettato un film sulla vita dei minatori. E’ stato parecchio emozionante scoprire attraverso i pannelli esplicativi, un pezzo di vita di questi minatori.

Qui c’è la stazione del trenino e una volta saliti sulle carrozze gialle si entra in un’altra miniera e si fa un viaggio di circa 25 minuti. Spettacolare è stato il percorso sul trenino nella galleria Lanzi-Temperino. Anche qui le spiegazioni sono state esaurienti; addirittura commovente il momento in cui il treno si ferma nell’oscurità totale ed è letta una breve poesia di un minatore che lavorò in quelle gallerie.

Il viaggio in trenino è la parte più caratteristica del tour. Abbiamo fatto una sosta alla valle dei Lanzi, dove si vede una cava di estrazione di calcare tuttora funzionante. Con il trenino abbiamo percorso una strada panoramica d’interesse naturalistico che ripercorre il tracciato di una vecchia ferrovia mineraria costruita all’inizio del XX secolo.

Curiosità: I Lanzi erano minatori del Tirolo attivi nella zona della Val di Cornia a metà del XVI secolo.

Da qui c’è la partenza per la Rocca di San Silvestro, villaggio minerario medievale abitato per più di 300 anni da minatori e fonditori. Qui i minatori vivevano in piccole casupole di roccia circondate da muri oltre i quali si trovavano i primi forni per la lavorazione del materiale estratto.

Il sentiero per raggiungere la Rocca dura circa 1 ora e mezzo e per noi era troppo impegnativo per cui non l’abbiamo fatto.

Con il trenino siamo ritornati alla stazione di partenza e da lì con una veloce camminata abbiamo raggiunto il parcheggio.
I boys sono rimasti entusiasti e noi anche, grazie alle guide super brave che ci hanno coinvolto e risposto a ogni tipo di domanda.

Si è rivelata una visita affascinante e sorprendente. Nessuno di noi aveva mai visto il duro lavoro dei minatori.

Assolutamente consigliato trascorrere un’intera giornata nel parco.

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A presto,

Francesca

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La mostra il carro d’oro di Palazzo Pitti a Firenze con bambini

In occasione di un evento riservato alle famiglie al museo, siamo andati a curiosare alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze per la mostra “Il carro d’oro di Johann Paul Schor. L’effimero splendore dei carnevali barocchi”. La visita di questo dipinto era riservata ai bambini guidata da Lucia Montuschi, storica guida e fondatrice di Exclusive Connection.

La visita è stata molto divertente e interessante. Lucia ha saputo intrattenere e coinvolgere i bambini con domande, giochi, stimoli della fantasia e tanto buon umore. Abbiamo scoperto che il dipinto “Il carro d’oro” ci parla proprio del carnevale, delle feste mascherate e degli allestimenti barocchi. Il quadro, infatti, raffigura ‘Il corteo del principe Giovan Battista Borghese per il carnevale di Roma del 1664’ , opera del pittore Johann Paul Schor. Questo dipinto è stato acquistato lo scorso anno dalle Gallerie degli Uffizi.

Che bello è stato vedere quegli enormi carri trionfali, quei costumi bellissimi e tutto quello splendore, che in realtà rappresentavano l’effimero. Ci sarebbe piaciuto fare un tuffo in mezzo a tutto l’oro di quel corteo carnevalesco.

I bambini hanno provato a rispondere alle domande della guida su cosa poteva rappresentare quel carro, cosa aveva di particolare, a cosa si riferiva quel costume o quali fossero i vari tipi di mestieri dell’epoca. Non è facile spiegare dei quadri ai bambini. Per quanto gli avevamo preparati con le solite regole per la visita il museo (parlare sottovoce, camminare piano, fare domande, non avere fretta, etc.), è difficile appassionare i bambini ai quadri. In questo caso Lucia si è rivelata molto abile ad appassionare tutto il gruppetto, coinvolgendoli di continuo e stimolando la loro curiosità.

Nella sala del Carro d’oro c’era anche una Culla da parata, rivestita di raso giallo e intagliata con ghirlande e putti. I bambini hanno provato a capire come funzionava il meccanismo oscillatorio per dondolare l’aristocratico neonato. Ci è sembrata una macchina ingegnosa per la sua epoca!

Seguendo il filo conduttore del carnevale, al termine della visita i boys hanno partecipato a un piccolo laboratorio “Carta Canta” dove hanno avuto la possibilità di indossare splendide maschere di cartapesta realizzate a mano e trasformarsi negli animali che animavano le fiabe dell’Antica Grecia. Voglio ringraziare la guida Lucia Montuschi e il personale del Dipartimento per l’Educazione della Galleria degli Uffizi per la pazienza e collaborazione dimostrata nei confronti di tutti i bambini del gruppo. Hanno saputo coinvolgerli e stimolarli per la partecipazione alle varie fiabe. Sicuramente le splendide maschere li hanno parecchio incuriositi!

Poiché eravamo lì, non potevamo non curiosare tra gli altri musei dentro Palazzo Pitti. Abbiamo fatto un rapido giro alla Galleria Palatina con i suoi soffitti meravigliosi e agli Appartamenti Reali con le loro quattordici stanze.

La giornata è finita in bellezza con l’improvvisata visita alla Galleria del Costume oggi nota come detto Museo della Moda e del Costume che ospita più di 6.000 pezzi, fra abiti e accessori di moda dal XVIII secolo a oggi. La collezione comprende abiti di corte e di gala, uniformi, vestiti d’alta moda, pezzi prêt-à-porter, costumi di scena teatrali e cinematografici.

Le collezioni ruotano periodicamente e sono spesso affiancate da mostre temporanee di grande interesse. E noi abbiamo avuto la fortuna di poterne vedere una!

Fino a primi di maggio, infatti, c’è Animalia Fashion, dove l’arte, la moda e la natura si fondono assieme per una mostra emozionale.

Evidentemente il mondo animale è diventato una fonte d’ispirazione per gli stilisti o che ha creato accostamenti inaspettati nel nostro immaginario. Onestamente se penso al collegamento tra animali e moda, mi viene in mente solo la stampa leopardata.

Invece in questa mostra si possono osservare abiti con stampe ispirate al mondo dei coralli, sandali con ragnatele (mamma, c’è Spiderman!), con farfalle, cappelli con piume di pappagallo, con scarabei, collane con serpenti, borse con insetti, con conchiglie, pesci impiegati in vari capi I vari stilisti ci hanno voluto stupire ispirandosi anche ad animali rari come ricci, aragoste o babirussa (per questa ho consultato il dizionario. Il babirussa è una specie di cinghiale presente in alcune isole indonesiane).

Ci è sembrato di essere in un museo di storia naturale. I boys erano curiosi di vedere quali animali avremmo trovato nella sala successiva e come sarebbero stati impiegati. Coccodrillo, serpente, farfalle, ragno, pappagallo, scarabei, pesci, conchiglie, arcobaleno, fenicotteri hanno scatenato la loro immaginazione cercando di capire come avessero potuto ispirare i grandi nomi della moda per impiegarli nelle loro creazioni.

Questa mostra è stata una piacevole scoperta, che forse vuole evidenziare tramite la moda le meraviglie naturali nell’ambiente e le necessità di proteggerlo. E’ stato un tuffo in uno sconosciuto mondo animale ed è adatta a piccoli e grandi.

Se vi trovate a Firenze, non perdetevela.

A presto,

Francesca

 

Il Museo di Storia Naturale di Calci nei dintorni di Pisa

Oggi vi portiamo al fantastico museo di storia naturale di Calci nei dintorni di Pisa. Tappa obbligata per chi ha bambini di qualsiasi età e si trova in zona. Il museo si trova all’interno della struttura monumentale della Certosa e già l’arrivo in quest’angolo di paradiso in mezzo alle campagne, ci lascia con il fiato sospeso. La Certosa sembra essere avvolta da una magia, circondata da ulivi in una campagna splendida!

La grande sorpresa è stata il museo che consigliamo di vedere a tutti, bambini e adulti. Ci sono tantissimi animali ben conservati e di varie specie. Il museo è curatissimo e ben tenuto. Dovrebbe essere maggiormente pubblicizzato perché, se siete nei dintorni di Pisa, è assolutamente da vedere!

Al piano terra abbiamo osservato esemplari di anfibi, rettili, insetti e reperti di fossili di dinosauro. In questa sala i boys sono rimasti colpiti dal grande coccodrillo e dalla tartaruga gigante. Nella parte dedicata alla preistoria, è stato perfino ricostruito un insediamento dei primi uomini risalente al Neolitico.

Salendo al primo piano abbiamo trovato la collezione dei mammiferi impagliati conservati benissimo: zebre, orsi, leoni, leopardi, cervi, antilopi, scimmie, tarsio (il mio boy di 8 anni l’ha riconosciuto!) e tanti altri.

La bocca dei bambini è rimasta aperta tutto il tempo. Non credevano di vedere un orso o una zebra a grandezza naturale e identici alla realtà! Hanno colorato intere pagine dei loro quaderni e scattato mille foto per poi riguardare tutto con calma a casa e andare a ritrovare le varie specie sui nostri libri di animali.

Il museo di storia naturale di Calci

La sorpresa più grande è stata senza dubbio quando siamo saliti nella sala dei cetacei, collocata nello splendido attico dell’ex monastero da cui si può vedere tutta la splendida campagna circostante. Dove prima i monaci custodivano il grano, adesso in questa loggia meravigliosa ci sono gli scheletri di megattera, di orca, di beluga e di balenottera azzurra a grandezza naturale. Ma lo scheletro della balena con dentro Pinocchio è stato splendido e inaspettato. Ci è piaciuto un sacco!

Per chi fosse interessato ai pesci, si può visitare anche l’Acquario di acqua dolce posto al piano terra che a noi non ha interessato particolarmente dopo aver visto tutti quei meravigliosi animali al museo. Comunque si possono trovare esemplari di pesci provenienti da tutto il mondo suddivisi in venti vasche.

Una curiosità: questo museo è uno dei più antichi del mondo e risale alla fine del XVI secolo creato su volere del Granduca di Toscana Ferdinando I de Medici che aveva voluto una “Camera delle Meraviglie” piena di reperti ed esemplari di animali di tutto il mondo. Questa collezione divenne subito molto importante dal punto di visto scientifico proprio per la vicinanza all’Università di Pisa che l’ha ospitata fino agli anni 80. Poi fu deciso di trasferire il museo di storia naturale nell’edificio della Certosa, ormai abbandonata dai monaci.

Se siete ancora nei dintorni di Pisa, non andate via prima di aver visitato anche la Certosa, adiacente al museo. Abbiamo potuto fare un breve giro approfittando della visita guidata molto competente e attenta ai particolari. Abbiamo così scoperto che fino a pochi decenni fa abitavano 15 monaci in una vita di solitudine e preghiera di cui abbiamo potuto visitare anche la cella e l’annesso cortile con piccolo orto.

Di fronte all’entrata della Certosa consiglio di vedere l’Antica farmacia dove i monaci preparavano i composti medicinali per gli abitanti del convento e per la popolazione locale. A oggi è possibile ammirare gli splendidi affreschi, il bancone di legno per le preparazioni, l’antica bilancia per pesare erbe aromatiche e altri ingredienti. Avremmo voluto visitare anche l’orto delle erbe officinali ma non è più possibile. Peccato. La nostra mente vagava indietro nel tempo e immaginavamo gli antichi monaci intenti a preparare il rimedio del momento per curare il contadino della zona. Tutto in un grande silenzio.

Quello che ci ha colpito di questo posto, infatti, è la pace e tranquillità che si respira ancora. Il tempo sembra essersi fermato. Se volete approfittare della splendida campagna, potete fare un pic nic all’aperto.

E’ un posto favoloso e poco conosciuto. Lo consiglio a tutti.

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A presto,

Francesca

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